Il Sannio, la Falanghina, il futuro. La scommessa di Eleonora: Quando tornare vale la pena

“Una buona annata. Ma ora c’è tanto lavoro da fare fino a marzo, non ci si ferma mai. Se è un lavoro faticoso? Si lo è, ma ne vale la pena”. A ribadirlo a “Il Quaderno.it” è Eleonora Morone, la giovanissima titolare del’azienda agricola “Morone” di Guardia Sanframondi, uno dei comuni più “vitati” del Sannio, simbolo della cultura vitivinicola del nostro territorio. Una bella storia, in un momento di crisi come quello attuale: una giovane di 33 anni che, dopo essersi laureata in Scienze della Comunicazione e Antropologia a Bologna, ha cercato la sua strada scommettendo sulla sua terra e sul tesoro più grande della valle Telesina: il vino.

UNA COMUNITA’ AL LAVORO, FALANGHINA ‘BIANCO’ IN ASCESA

Una volta lasciata la “Caianello”, si procede per le strade provinciali che da Solopaca ti conducono a Guardia Sanframondi. Quando c’è il sole nei pomeriggi di ottobre la campagna della vallata è uno spettacolo mentre ci avvicinamo al comune guardiese: sono tutti impegnati a lavorare le vigne, a raccogliere l’uva. Trattori, apecar, furgoni: c’è “traffico” sulla Provinciale, c’è tanta gente al lavoro nelle campagne e se si abbassano i finestrini dell’auto e si procede a passo lento l’odore del mosto e dell’uva è così forte e continuo che arriva fino alle porte di Guardia Sanframondi. E nel paese praticamente tutti sono coinvolti dalla vendemmia: dalle grandi aziende ai piccoli produttori, non c’è differenza e, dopo le pioggie della settimana scorsa ed il tempo incerto, si lavora incessantemente approfittando del generoso sole d’ottobre. Eleonora ci accoglie all’uscio della sua giovane azienda, nata nel 2009, che si trova a poca distanza dal centro storico di Guardia Sanframondi. Ci aspetta con ansia, occorre essere puntuali, “oggi si lavora il bianco”, il più richiesto, prezioso ma anche delicato. Questa è terra di Falanghina, diventato ormai marchio sannita in costante ascesa, pronto a “dare battaglia” ai più rinomati vini italiani: “E’ un bianco di grande personalità – sostiene sicura Eleonora mentre parliamo di Falanghina – con la sua acidità e la sua gradazione ha caratteristiche inedite che lo fanno sembrare un vino rosso”. Oltre alla Falanghina la giovane azienda lavora altri tipi di bianco, ma è chiaro che l’interesse maggiore è per il vino bianco più conosciuto del Sannio: “Vendiamo molta Falanghina in Trentino Alto Adige o in Veneto. Regioni importanti, che hanno una storica tradizione di bianchi locali”. Eppure la Falanghina è richiestissima: “Non è un vino da apertivo – rimarca Eleonora – e questo lo rende unico. Putroppo la Falanghina paga per il suo passato, dove veniva preferito il lavoro di quantità e non di qualità. Ora però le cose sono cambiate: i titolari dei ristoranti sono scettici ma cambiano atteggiamento dopo l’assaggio”. Così vero che la Falanghina di una giovanissima azienda è arrivata anche in Giappone: “Ci chiedonovini naturali, biologici di campo”. Quello dei vini naturali è un discorso che appassiona Eleonora e che l’azienda ha intrapreso con entusiasmo. E poco prima di salire al piano superiore dell’azienda per assistere alla lavorazione delle presse, Eleonora snocciola i suoi dati: “Una buona vendemmia, con trecento quintali di uva bianca e oltre sessanta di uva rossa. Sono 250 ettolitri di vino misto imbottigliato per un totale di ventimila bottiglie, oltre a quello sfuso. Ogni annata ha una storia, questa è buona nonstante la pioggia che ha rallentato la raccolta”. Annata di qualità dunque, pensiero comune a diverse cantine locali visto che Eleonora è la titolare più giovane dell’associazione Cantine Guardiesi Unite, che vanta l’adesione di una dozzina di aziende vitivinicole che operano nel territorio di Guardia Sanframondi: “C’è poco da dire – ha rimarcato – l’unione fa la forza, è l’unico modo per far valere il nostro prodotto, le divergenze non solo non portano da nessuna parte ma posso anche essere controproducenti”.

UNIVERSITA’ AL NORD, RITORNO A CASA E LA GRANDE SCOMMESSA

La risposta alla crisi viene dalla terra. Eleonora è l’esempio di come si può scommettere sulla ricchezza del Sannio senza dover per forza emigrare altrove. Certo, si tratta di un caso quasi isolato, ma comunque importante in un periodo duro come questo: “Io e mio fratello Giovanni abbiamo ereditato il lavoro della cantina dei miei nonni – ha ricodato Eleonora – cercando di dare un’impronta imprenditoriale alla grande tradizione di famiglia. Si è vero, ci siamo laureati in altri campi, in altre città, ma abbiamo sempre avuto il sogno di dare slancio alla nostra cantina”. E così è stato: “Da soli non potevano certo farcela, i nostri genitori sono stati determinanti. Certo, abbiamo investito nel pieno della crisi, ed ora dobbiamo recuperare quell’investimento visto che abbiamo acquistato macchinari all’avanguardia. E’ un lavoro duro che richiede costanza e dedizione ma ne è valsa la pena, assolutamente”. Vendemmia, poi ci sarà il tempo dell’imbottigliamento e dell’etichettatura: “La nostra è un’azienda a conduzione familiare, ma vogliamo bene al nostro prodotto, vogliamo un prodotto di qualità”. La Camera di Commercio di Benevento scommette tanto sullo sviluppo del comparto vitivinicolo sannita, puntando forte proprio sulla Falanghina: “Ho notato maggiore impegno rispetto al passato – ha detto Eleonora – ma credo che possiamo fare molto di più. Ben vengano i controlli, noi vogliamo rispettare le regole ma chiediamo di essere maggiormente tutelati, siamo poco agevolati, ad esempio, nel rispetto dei pagamenti. Le istituzioni devo intervenire con provvedimenti snelli e meno chiacchiere”. Fiducia e dedizione al lavoro, rimarcando l’unità e la tutela: “Poco ma sicuro – ha chiosato Eleonora – la Falanghina e il Sannio hanno bisogno di sicurezze e non si potrà che migliorare”.

Gaetano Vessichelli

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